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Arrivederci amore, ciao (2006) – a cura di Bebe Rebozo

Arriverderci amore, ciao

"Si muore un po' per poter vivere"

Michele Soavi dopo aver debuttato negli anni settanta nel mondo del cinema recitando in pellicole di genere, lavora negli anni ottanta come assistente di Lucio Fulci e di Dario Argento. Nel 1987 esordisce alla regia con uno slasher ambientato nel mondo del teatro, “Deliria”. Dopo altri due horror (“La chiesa” del 1989 e “La setta” del 1991) prodotti da Dario Argento nel 1994 gira il cult movie “Dellamorte Dellamore”, basato su un romanzo di Tiziano Sclavi, il padre di Dylan Dog. Dato lo scarso successo del film abbandona il cinema per dedicarsi alla pubblicità e alla televisione. Nel 2006 torna sul grande schermo con “Arrivederci amore, ciao”, tratto dall'omonimo romanzo di Massimo Carlotto.

La trama

Giorgio Pellegrini, ex terrorista di sinistra latitante, rientra in Italia con l’intenzione di riabilitarsi ad ogni costo e con ogni mezzo. Dopo una serie di tradimenti, ricatti, rapine e sparatorie si trasferisce in una cittadina del nord est e apre un ristorante frequentato dall’alta borghesia. Qui conosce Roberta con cui vorrebbe sposarsi per completare il percorso di riabilitazione. Ma i fantasmi del suo passato ritornano.

Arrivederci amore, ciao

Roberta “striscia” ai piedi di Giorgio

La storia personale di Carlotto, protagonista nel suo passato di un caso di cronaca nera, incide sullo sviluppo della vicenda e sulla galleria dei personaggi rappresentati, definiti dallo stesso Soavi “vivi morenti”. L’implacabile protagonista Giorgio Pellegrini (Alessio Boni), il corrotto e cafone vicequestore Anedda (Michele Placido), la sensuale Flora (Isabella Ferrari), il compiacente avvocato Brianese (Carlo Cecchi), la giovane e ingenua Roberta (Alina Nedelea) e tutti gli azzeccatissimi comprimari raccontano in modo lucido e spietato il lato oscuro del “belpaese”.

The shot

Giorgio intravede in Flora, una quarantenne bella ed infelice, l'ombra di un amore impossibile attraverso il quale redimersi e ritrovare una vita “normale”. Ma il sogno dura poco.

https://www.youtube.com/watch?v=pSX5mFH1_Ag

The quote

“Non ho mai conosciuto un tuo amico”

The song

“Shout” - Tears For Fears

The detail

Il cadavere dell’alligatore all’inizio del film rimanda al soprannome dell’investigatore protagonista di una serie di romanzi di Carlotto

Lost highway

“Le catene della colpa” - Il passato che ritorna

“Match point” - Delitto senza castigo

“Il boss” - Ultimo film della trilogia noir di Fernando Di Leo. Cinema di genere italiano al suo meglio

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