Era una notte buia e tempestosa Leggere

L’amica geniale, Elena Ferrante

L'amica geniale

Lo so, il mondo è fatto di compensazioni  e per quanto riguarda me tanto sono avanti in certe intuizioni tanto rimango indietro in altre cose, soprattutto per quanto riguarda certe “mode” o novità. Ripromettendomi di essere un pò meno vintage nel futuro al momento sono rimasta indietro ed improvvisamente mi è toccato rincorrere una scrittrice che per certi versi ancora non mi ha convinta del tutto eppure è lì sul comodino che mi guarda e le copertine dei suoi libri mi richiamano come gli occhi della Medusa. Parlo del “caso” Elena Ferrante, sono mesi che ne discutete voialtri, lo so! Eppure spesso non mi arrendo al sentito dire, finchè non mi ci imbatto e poi diciamocelo, se il talento c’è non sarò io a coprirmi gli occhi con le fette di prosciutto (che tra l’altro non mangio da decenni).

Ho iniziato qualche settimana fa con “L’amica geniale”: DIVORATO. Primo volume di quattro, racconta la storia di Elena e Lila, la loro amicizia in un difficile ambiente di Napoli, l’intrecciarsi delle loro due storie e termina con il matrimonio di Lila.

Intenso il racconto, coinvolgenti i personaggi, sia le protagoniste che il coro di familiari ed amici che le circondano mi ha totalmente rapita nella lettura, estraniata dal resto del mondo. E non è forse questo uno dei motivi per cui spesso leggiamo?

Dopo aver concluso "L'amica geniale" ho deciso di darmi respiro (alias una calmata, esiste anche altro nella vita, Barbara, oltre alla lettura) ed approfondire con due libri scritti in precedenza, “La figlia oscura” e “I giorni dell’abbandono”. Ho trovato entrambi incisivi, non c’è che dire, lasciano il segno, in certo momenti avrei lanciato “I giorni dell’abbandono” giù dalla finestra per quanto è soffocante, a tratti scottante. E ugualmente ci sono parti della “ La figlia oscura” nelle quali mi sono totalmente ritrovata, il senso dell’essere donna più che madre, più che moglie, la necessità di ritrovare una propria indentità, di fuggire e lasciarsi tutto alle spalle per tentare di trovare un senso. Che non c'è.

L’ambientazione e gli intercalati dialettali non colpiscono moltissimo la mia fantasia romantica, lo ammetto, cresciuta tra "Wuthering Heights" e "Pride and Prejudice", così come i vocaboli a volte volgari che vengono utilizzati, ma ovviamente calzano a pennello.

E adesso sono nuovamente pronta. Vado a farmi rapire da “Storia di un nuovo cognome”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *