Ratatouille Silvia Gattinoni, naturopata Special guest

IL MIO FANGO o l’infinito percorso della conoscenza di sè di Silvia Gattinoni

il mio fango

Ho iniziato il mio percorso di conoscenza (diciamo consapevolmente) quando avevo bene o male 28 anni, ed era un po di tempo che pensavo bah, se la vita è tutta qua, insomma, che sofferenza ...e che palle. Seguendo il consiglio di colei che considero tuttora una preziosissima maestra, ho iniziato come molti da un corso di meditazione, ed ecco che dopo poche lezioni già mi sentivo di avere la chiave di tutto, meditavo tutti i giorni, ogni giorno era una scoperta e mi sentivo praticamente già arrivata, yeah, pensavo, ho trovato la soluzione! Adesso mi illumino e sono a posto, bye - bye sofferenza e dolore. Mi guardavo intorno con arroganza e superiorità lanciando consigli e spargendo ego da tutti i pori.

Sono passati qualcosa come 7 anni, anzi, esattamente 7 anni. 7 anni sembrano? Sono? tanti, e ho continuato il mio percorso con studi, formazioni, esperienze, corsi di ogni tipo... la mia vita era diventata quello. Chiariamo, ogni esperienza che ho fatto mi ha dato un pezzo in più, alcuni molti e molti pezzi in più, indispensabili, per conoscermi, ma poi sono arrivata non molti mesi fa a dirmi... e ora? Continuo a formarmi, a imparare, a studiare cose nuove... e poi? Nella mia vita è cambiato qualcosa? Siiiiii si si, qualcosa, ma abbastanza? Oddio e se nemmeno questa è la soluzione? Crisi nera, di nuovo... Mi sono scervellata le meningi, ormai di cose a livello teorico ne sapevo abbastanza non dico da riempire un libro, ma quasi.

Eppure, eppure avevo dimenticato la cosa fondamentale... l'avevo dimenticata a livello pratico, avevo dimenticato di farla, l'avevo pensata, studiata, coccolata, la raccontavo, la ammiravo, deliziata dalla sua bellezza e semplicità, ma farla? Avevo dimenticato di sentire che non poteva farla nessuno per me, e che non potevo saltare i passaggi, non potevo alzarmi dal mio fango senza prima leccarlo, mangiarlo, sentirne l'odore e il sapore, la viscidità e la consistenza, senza rivendicarlo come mio, il mio bellissimo fango. Ora ci sto dentro, ma è mio, ed è bello perchè è mio, è marrone e viscido e puzzolente e profondo... sto imparando a guardarlo, toccarlo, giocarci, a lanciarlo, a sguazzare, a sporcarmi la faccia, le mani, i piedi e tutto ciò che c'è in mezzo. Ma è mio, e io lo rivendico come mio, tutto! Quindi si ri-parte, da dove sono ora, felicemente seduta nel fango, ma un po' più divertita di prima, un po' più presente, un po' più bella. E poi... si sa, "dal letame nascono i fior" 🙂

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