Era una notte buia e tempestosa Scrivere

I racconti del treno- testo introspettivo

i racconti del treno

Jane socchiuse gli occhi di fronte al paesaggio che scorreva davanti al finestrino del treno sperando che dopo i mesi di lontananza la tranquilla campagna del Devon l’avesse aspettata per riabbracciarla e calmarla dando un senso al maremoto interiore; anche se già in precedenza, il tempo libero non l’aveva aiutata, anzi aveva finito per pensare in continuazione, scivolando nel fondo senza riuscire a risalirne. Ciò che le sarebbe realmente servito era una vacanza da sé stessa, dalla sua mente.

Quante volte le era già successo? Quante salite e ricadute aveva già vissuto? Ormai non pretendeva neanche più di capire il perché ma almeno avrebbe voluto trovare un modo per mettersi al riparo; era come uno scatto interiore, un brusco risveglio, passare dal sentirsi sana, protetta, al caldo, EQUILIBRATA, a iniziare ad avvertire, come un’ombra che avanzava, i primi sintomi della calma che si stava per turbare. Da lì l’inizio della fine.

Perché non era veramente quella che tutti credevano fosse? Bella, intelligente, dotata. No. No. Questo all’apparenza. Jane era così, una moneta a due facce, una aperta, passionale, pulita, timida, sembra ombre. L’altra nera, oscura, inesplorata, divorata dalle tenebre che la assalivano da dentro. Entrambe erano oneste, dirette ed entrambe attraevano come la luce attira le falene. Che finivano per bruciarsi.

Cosa avrebbe dovuto fare questa volta? Continuare a fingere? Non ne era mai stata capace, entrambi i suoi lati erano sinceri. Qual era davvero il problema? Lei era il problema, un groviglio unico, un pozzo senza fondo, una notte buia senza luce. Sarebbe corsa via se questo avesse voluto dire poter lasciare la propria pelle dove era. Doveva assolutamente riprendere il controllo estremo di tutto, solo così forse se la sarebbe cavata e con lei l’uomo che l’amava e tutto quello che ne derivava.

 

i racconti del treno

Bussarono alla porta del suo scompartimento, con lei solo una signora anziana piuttosto minuta. Il capotreno fece capolino: “Buonasera, prossima stazione: Plymouth. E’ possibile scendere se lo gradite”. Jane strinse a sé la borsetta rossa che Ferdinand le aveva regalato lo scorso natale. Faceva freddo fuori, una fitta nebbia avvolgeva il paesaggio creando una sorta di alone intorno alle case e agli alberi ma forse un po’ d’aria le avrebbe fatto bene ai pensieri. Magari fosse bastato un soffio di vento a cambiare qualcosa, anche solo un piccolo cambiamento, ma forse neanche una bufera l'avrebbe aiutata. I problemi si erano sempre ripresentati. Sapeva cosa ci voleva, rigore, educazione, si sarebbe anche potuta chiamare castrazione volendo, eppure sapeva che poi sarebbe tutto passato e con la dovuta rigidità dei pensieri, delle azioni, dei suoi sentimenti, sarebbe tornata ad essere il lato della medaglia buona che era all’inizio della sua relazione con Ferdinand.

Fece un respiro profondo, chiuse nuovamente gli occhi e si lasciò andare nel dormiveglia all’immaginazione: sognò il vento, freddo, che soffiando spazzava via tutto e anche lei, come le foglie, veniva portata via, finalmente, sgretolandosi pezzettino dopo pezzettino perdendo la propria forma e rimanendo solo anima. Niente più dolore né per lei né per gli altri, solo leggerezza.

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