Era una notte buia e tempestosa Scrivere

Loneliness

loneliness

In uno dei prossimi post vi racconterò del corso di scrittura creativa che sto seguendo. Ne ho preso parte da non molte settimane quindi vorrei parlarvene tra un pochino, quando i tempi saranno maturi. Secondo me il lavoro che stiamo facendo non potrà che accrescerci, non so se come scrittori, sicuramente come persone. I partecipanti e ovviamente l'insegnante (la scrittrice Stefania Convalle di Dietro la porta di Stefi), sono tutte persone preparate e soprattutto quando vado a "lezione" mi rilasso, diverto, sento ottime vibrazioni (grazie anche all'accoglienza in famiglia di Stefania e ai suoi modi che mi ricordano il calore che solo gli orientali mi sanno trasmettere). 

Questo racconto era uno dei compiti a casa, ispirato da questa canzone.

https://www.youtube.com/watch?v=SGKs5K2xlcg&list=RDSGKs5K2xlcg#t=0

Solitamente i miei scritti vengono da esperienze e pensieri, non avevo mai pensato che la musica potesse ispirarmi collegandola all'arte della scrittura.

Vi lascio alla lettura e alle note di Paolo Buonvino.

sad

L’orologio aveva appena scandito le sei. Tutto intorno era calmo, l’orizzonte stava già tingendosi delle tonalità del grigio, un’altra giornata era quasi giunta al termine.

Tirò la testa un pochino su, così da poter guardare meglio oltre le grandi vetrate del salone: tutto calmo, il lago era piatto, non una sola increspatura, l’orizzonte libero. Spostando leggermente lo sguardo vide in lontananza solamente un cane che rincorreva un bastone lanciato poco distante dal proprietario. Erano così distanti, non si udiva nulla, assolutamente niente.

Tutto calmo, è tutto calmo.

Sola, era sola, nessuno sarebbe potuto arrivare neanche se avesse gridato, poi con quale scopo? E da quanto tempo era in questa posizione? Minuti, ore, non si ricordava; da quanto tempo non udiva il rintocco dell’antico orologio a pendolo? Non ce la faceva fisicamente ad alzarsi per controllare, era troppo pesante, e poi l'idea di dover ordinare al proprio corpo di fare dei gesti… No. Avrebbe dovuto basarsi solamente sulla luce.

Calma, doveva stare calma, la solitudine non avrebbe avuto il sopravvento e, comunque, non potendo alzarsi avrebbe dovuto saperla gestire. Razionalità, essere padroni di sé stessi. Io comando la mia mente, le diceva sempre la psichiatra. Sì, ma c’era da fidarsi di quella donna? E se avesse fatto anche lei parte del complotto? No J. devi stare calma, avevamo deciso che non c’è mai stato nessun complotto. No, aspetta chi lo aveva deciso, loro? Ma ti puoi fidare di loro?

Un respiro, due respiri, non riusciva a udire neanche più quelli, il cuore aveva iniziato a battere troppo velocemente.

Boom, boom, boom.

Dio, che affanno! L’aria era diventata gelida, anzi bollente, pareva lava, bruciava nelle narici, non poteva non farci caso, le orecchie erano ormai tappate, le dita stavano iniziando a perdere sensibilità.

No. Calma, è tutto calmo.

Alzò gli occhi oltre le grandi vetrate, sul lago, nella speranza che tutto fosse come prima.

Boom boom boom.

Oh no, già lo sapeva, perché, perché? Ma adesso non era neanche più il caso di domandarsi perché, avrebbe dovuto mettersi al riparo. Guardò nuovamente fuori, stavolta mettendo a fuoco. Oddio. Stavolta non ce l’avrebbe mai fatta, l’orizzonte era totalmente cambiato, cosa stava succedendo? Oddio, oddio! Delle onde giganti si stava infrangendo contro le vetrate, tuoni, fulmini, allora non era il suo cuore, come aveva fatto a non arrivarci? E lei lì, tutta sola, senza neanche la capacità di alzarsi, o forse se avesse deciso di provarci, magari urlando, forse quell’uomo con il cane… Ma no, non era possibile, era troppo tardi, ormai era nel mezzo della tempesta; volse lo sguardo alla spiaggia, non si vedeva più nulla, la spiaggia non era mai esistita! Stupida, sola, abbandonata, avrebbe dovuto saperlo che l’isola era totalmente disabitata e comunque ormai tardi, era troppo tardi. Il suo cuore non avrebbe retto.

Boom boom boom.

Era il cuore o le onde contro le vetrate? Il rumore era insopportabile, basta, smettetela tutti, smettetela di gridare. “Basta!!”. Urlò. E finalmente svenne, priva di sensi, sul pavimento.

 

Il marito rientrò dopo la passeggiata con il fedele labrador, tutto sorridente con la sua pallina in bocca. Capì subito che qualcosa non andava, ancora una volta. La trovò riversa sul pavimento, la boccetta dei tranquillanti era rotolata dal tappeto. Prese subito il telefono.

“911, arrivate subito vi prego, credo che mia moglie abbia tentato il suicidio.”

 

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